L’ATTEGGIAMENTO DIETRO I NOSTRI ERRORI

Tutti possiamo sbagliare; tutti possiamo ammettere di aver sbagliato; tutti possiamo trovare una soluzione ai nostri errori, da soli o rivolgendoci a chi ne sa di più.

Non tutti però siamo disposti ad ammettere i motivi per cui abbiamo sbagliato.

Perché spesso ammettere i motivi significa accettare davanti agli altri di essere non proprio come ci piacerebbe essere, di dare importanza a cose a cui non vogliamo che si sappia che diamo importanza, che non siamo poi quei menefreghisti, o quei duri, che vorremmo dimostrare di essere, o anche quegli angioletti a cui abbiamo sempre cercato di assomigliare.

Vorrei che guardassi questo video e, se conosci il personaggio, ripensa un po’ agli episodi del cartone in questione.

Ci risiamo, ti parlo di nuovo di cartoni e storie per bambini, ma non c’è niente da fare, è più forte di me; non resisto alla tentazione di vedere i miei interessi proiettati nei filmati, nelle immagini, nelle storie che mi capita di seguire.

Conosco molti degli episodi del Trenino Thomas perché gli guardo con mio figlio.

È uno dei pochi cartoni che gli consento di guardare perché non c’è violenza, lotte, armi, ecc… altro che quelli che guardavo io negli anni ’80/90!

Tipicamente gli episodi sono strutturati alla stessa maniera: qualche impegno da portare a termine, tanta voglia da parte dei trenini di far bene; un tentativo di strafare e poi il guaio… qualcuno ne combina una e, dopo aver ammesso le proprie colpe, si impegna a rimettere tutto a posto, per la gioia di tutti. Niente di straordinario, nessun combattimento, nessuno salverà il mondo, tanti sorrisi e a volte un po’ di bambini felici.

Ma se filtri i dialoghi e le vicende dal punto di vista dei conflitti giornalieri che possono capitare, ad esempio al lavoro, sicuramente salta agli occhi una caratteristica di tutti i personaggi nel momento in cui si rendono conto di aver combinato un pasticcio: anziché ammettere semplicemente di aver sbagliato, sono pronti anche a dare una spiegazione del loro atteggiamento, tipicamente dettato dall’orgoglio o dalla presunzione.

È un vero salto di qualità nell’atto di riconoscere un errore. E non è facile…

A volte “sfruttiamo” un nostro errore per sentirci ancora più intoccabili. Siamo pronti ad ammetterlo dicendo “ok, ho sbagliato, cosa ci posso fare?” Come a dire, ormai l’ho fatto, pensiamo al resto. Che di per sé non sarebbe nemmeno sbagliato perché ti proietta direttamente verso la ricerca della soluzione.

Ma dopo l’errore, che giovamento ne possiamo trarre? Come si può imparare dall’errore e cambiare atteggiamento per le prossime volte, in modo che le condizioni personali che hanno favorito l’errore non si ripropongano?

Ecco allora che cosa ci insegna il trenino Thomas. Te lo ripeto, non basta ammettere l’errore ma sarebbe bello anche ammettere la motivazione interna che ce lo ha fatto compiere.

Pensa al tuo ambiente di lavoro e prova a pensare a quante volte senti durante il giorno frasi come queste:

volevo mettermi in mostra ed ho fatto più del dovuto, anche cose del tutto inutili;

ti consideravo poco capace e non ho ascoltato i tuoi consigli;

ho messo poco in luce le tue idee perché temevo che apparissi più bravo di me;

non avevo voglia ed ho cercato una via sbrigativa

non ti ho dato ascolto perché ero troppo occupato a mostrare le mie qualità

non volevo sembrare poco preparato (sul curriculum mi ero spacciato per un esperto) e non ho fatto quella domanda in più che mi avrebbe permesso di capirci qualcosa in più e salvare la situazione.

Come? Mai sentite? Beh, neanch’io.

È proprio questo che sto cercando di dirti. Ammettiamo i nostri errori, ma non siamo disposti a mettere a nudo le nostre debolezze.

Nessuno di noi è privo di debolezze, orgoglio, voglia di competere con gli altri ma il nostro ambiente sarebbe migliore anche solo un poco se lo ammettessimo!

Ciao, alla prossima

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