Cosa te ne fai di una certificazione per la qualità?

Quando si parla di certificazione per la qualità si pensa più o meno in questi termini, se sei un imprenditore o un manager, lo avrai vissuto anche tu:

  • decido di certificarmi, è il mercato che me lo chiede;
  • chiamo un po’ di consulenti o società di cui ho sentito parlare;
  • si tratta di: effettuare sopralluoghi in azienda, fare interviste per capire come si lavora, scrivere manuali, procedure ed istruzioni operative ad hoc, proporre un sistema di obiettivi di miglioramento, alcuni parametri per misurare i progressi, fornire moduli per lavorare meglio, pianificare e gestire riunioni interne per raccogliere dati circa l’andamento del sistema
  • mi faccio fare qualche preventivo
  • mi spavento dei prezzi!

  • chiedo all’amico dell’amico che si è certificato a poco prezzo
  • mi faccio spedire il suo di preventivo
  • ah però, hai visto che ora si ragiona un po’?
  • chiedo a quest’ultimo di abbassare un po’ il prezzo, sai è giovane, deve farsi un nome, clienti, ecc…
  • allora lui che, siccome è scrupoloso, avrebbe svolto le stesse attività degli altri, magari faticando un po’ di più, comincia a pensare di non voler perdere il cliente e gli viene la brillante idea di:
    1. evitare le interviste ai dipendenti
    2. fare copia e incolla di procedure già scritte per altri casi e di imporle nel nascente sistema di gestione dell’azienda senza neanche farle leggere alla direzione e ai dipendenti;
    3. evitiamo anche i sopralluoghi in azienda? ma sì tanto le istruzioni le abbozzo io e le passo all’imprenditore o al manager di turno
    4. gli obiettivi… vabbé tanto sono sempre gli stessi, chi non vuole aumentare il fatturato del 10%? non troppo, che poi se non ci riescono con la crisi? e l’altro anno poi cosa scrivo?
  • ora che il contratto è ridotto all’osso il consulente può abbassare ancora il preventivo, tanto in questo modo non otterranno mai dei miglioramenti grazie al mio intervento, basta rientrare con le spese, benzina, telefonate, ecc… e poi è sempre un cliente in più a cui fare il rinnovo del certificato il prossimo anno.
  • preventivo accettato

 

Bene, allora iniziano i lavori e viene consegnato un sistema di gestione chiavi in mano, speriamo che nel copia incolla non ci si sia dimenticati di qualche nome vecchio.

Vengono impilati tutti i moduli per gli audit interni, tutti i certificati di formazione erogata ai dipendenti, dati su dati relativi alla produzione e tanta altra carta da mostrare al valutatore durante la verifica. Ah, dimenticavo, si fanno tutte le tarature degli strumenti di misura con tanto di  certificati.

Per farla breve, viene superata brillantemente anche la verifica e si ottiene il tanto desiderato certificato  da mostrare al mercato o all’ente che eroga finanziamenti.

Tutto bene fin qui, tranne per un piccolo particolare: dove sta il miglioramento?

Mi spiego: le norme sulla qualità dovrebbero fornire una linea guida per rendere le aziende migliori nel tempo (se lette attentamente dicono proprio questo), in grado di auto-valutare il proprio operato, fissare e misurare gli obiettivi, semplificare i meccanismi di lavoro e di flusso di informazioni e prendersi cura dei propri clienti.

Il processo che porta alla certificazione tante aziende invece, non è sempre questo.

C’è un po’ una squalificazione di tutto il processo di certificazione per la qualità, perché ormai è inflazionato, perché è “solo” un requisito minimo, perché si certificano tutti facilmente, ma senza migliorare realmente il proprio contributo al mercato e a propria profittabilità.

Si potrebbe dare la colpa a chi vuole assolutamente farsi ridurre i prezzi, al consulente che cede e squalifica il proprio lavoro, addirittura al valutatore che magari chiude un occhio quando viene in verifica, perché alla fine anche lui deve mantenere un cliente.

Personalmente non mi è mai piaciuto cercare colpe, a volte neanche cause; vedo solo una grande occasione persa: le aziende perdono un’occasione per migliorare; la qualità non è solo carta, e comunque serve anche la carta per fissare gli obiettivi in maniera consultabile da tutti.

Ma fondamentalmente bisogna vivere un po’ di più quello che raccontano le norme, perché altro non dicono, se ci pensiamo bene, di fare di tutto per ottenere clienti soddisfatti attraverso la costante attenzione al miglioramento dei nostri processi interni.

La domanda da fare, o da farsi, nel momento in cui si chiede un preventivo per la certificazione di qualità sarebbe allora:

quanto ti pagherei se mi fornissi una serie di regole ed informazioni efficaci per migliorare il mio sistema per far risparmiare soldi all’azienda, curare meglio i clienti e acquisirne di nuovi?

Se sei impegnato nella certificazione per la qualità aziendale, lato imprenditore o lato consulente, fai reverse engineering del processo con cui si generano profitti e chiediti in che modo gli strumenti della qualità possono intervenire per migliorarlo; non chiederti quanto ti costerà.

Alla prossima.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *